È cambiato il posto di Matteo Magnarelli al PalaBadiali: dalla tribuna stampa alla panchina, ancora più “dentro” quelle partite del Falconara che tante volte ha accompagnato con la sua voce. “Il mio nuovo ruolo? Credo che in tutte le cose della nostra vita la differenza la facciano le persone mosse dalla passione: anche un giornalista, quindi, può fare l’allenatore, a patto che quello sia lo stimolo più potente”. La voglia di accettare c’è stata sin da subito. “Dovevo solo capire come gestire il tempo, che è il nostro vero padrone: volevo farlo nel modo giusto prima di tutto per la squadra, e poi per me. Alla base di tutto c'è la grande fiducia e il costante sostegno da parte della società, a cui sono grato per avermi concesso una opportunità tutt'altro che banale”.
Poi si è tuffato in questa nuova avventura. E il Falconara, visto dall’interno, ha confermato tutto ciò che lo aveva conquistato da fuori. “Ho trovato una squadra affamata di competizione, di lotta, di calcio a 5 a 360°. Per un allenatore non c’è cosa migliore, pur con tutte le difficoltà che questo può comportare. È un gruppo intenso, nell’ascolto e nelle risposte: il Falconara è questo, le sue giocatrici sono questo. Bisogna essere all’altezza della loro fame”. Un esercizio che richiede lavoro quotidiano. “In questi due mesi ho cercato di avvicinarmi un centimetro alla volta alle loro ambizioni. Io e lo staff tecnico, il migliore che potessi desiderare: Marco Gramazio vice, Matteo Belloni preparatore atletico e Federico De Luca allenatore dei portieri. Sono state le ragazze a prenderci per mano, ad accompagnarci dentro il gruppo e le sue dinamiche, non il contrario. Personalmente ho provato a portare razionalità ed equilibrio quando ritenevo servissero. Non è un percorso semplice, ma è estremamente stimolante. La mia sfida è questa: essere più forti del giorno prima. Credo che la strada l'abbiamo imboccata, ma siamo solo all'inizio”.
Il primo posto in solitaria non è un argomento capace di “sedurre” Magnarelli. Non per ora almeno. “Conta zero. Anzi, in questo momento la classifica può essere deleteria: prima di dargli uno sguardo, bisogna aver affrontato almeno una volta tutte le avversarie”. Molto più utile pesare le prestazioni. “Ci portiamo dietro prove di grande sacrificio e intensità su campi come quelli di CMB, Bitonto e Cagliari, ma anche altre partite che dimostrano quanta voglia abbia questa squadra. Per certi versi - continua il tecnico - attribuisco al successo di Cagliari un valore persino superiore alle altre vittorie. Nonostante la fatica del viaggio e una settimana piena di “cerotti”, uno dei quali si è riaperto proprio al PalaConi, non abbiamo perso lucidità: a 10’ dalla fine, sullo 0-0, abbiamo continuato a giocare con pazienza e siamo riuscite a sbloccarla con merito. Un atteggiamento da grande squadra”.
Adesso arriva la miglior Audace Verona di sempre, quarta in classifica e vicinissima alla vetta. “È l'avversario più complicato del momento, perché di fronte troveremo una squadra “sfacciata”, nel senso buono del termine, che ha poco da perdere, che è a 3 punti da noi e vuole agganciarci in classifica. Ha già mostrato un livello altissimo, ha dinamismo, ottime qualità tecniche e verrà qui sulle ali dell’entusiasmo”. Ma la fiducia nelle Falchette è massima. “Abbiamo la personalità e avremo la cattiveria agonistica che richiede una partita del genere. In più giochiamo al PalaBadiali: le ragazze ci metteremo i muscoli e il cervello, oltre al solito cuore”.
Foto: Imatijon
Redazione C5 Live















