Il futsal femminile saluta un altro dei suoi volti più riconoscibili, almeno per quel che concerne il 40x20. Dopo Alessia Guidotti, ora dirigente dell’Adriatica, è Ersilia D’Incecco ad appendere gli scarpini al chiodo. La classe ’87 è stata la seconda, rigorosamente in ordine cronologico, ad aver indossato la fascia di capitano della Nazionale Italiana, oltre a essere stata fra le protagoniste di molti trionfi con la casacca del Pescara/Montesilvano. Ad annunciare il ritiro è la stessa D’Incecco attraverso un post con cui ripercorre le emozioni e le tappe più importanti della propria carriera.
IL POST - “Non è facile trovare le parole per salutare una vita intera. Ho dato sempre tutto. Non il 100%. Tutto. Chi mi ha allenata e chi ha condiviso uno spogliatoio con me lo sa. Ho iniziato ai campetti, con Alessia e gli altri. Ero una bambina con un pallone più grande di lei e una voglia matta di non essere da meno. Nessuno mi aveva detto che non potevo farlo, quindi l'ho fatto. Lì ho imparato che il rispetto si conquista. A 13 anni è iniziata la mia seconda vita: una squadra femminile di futsal. Da quel giorno non ho più smesso. Per 24 anni è stato il mio sport, è diventato il mio lavoro, la mia casa, il mio amore. Oggi ne ho 37. Ho avuto la fortuna di giocare quasi sempre a casa mia, tra Pescara e Montesilvano, i miei colori, la mia gente. Con una parentesi alla Lazio, che mi ha fatto crescere come donna e come atleta lontano da casa. In questo percorso ho avuto la fortuna di perdere tanto e qualche volta di vincere. Ho pianto di gioia fino a non avere più voce e ho pianto di dolore nello spogliatoio. E di dolore ne ho conosciuto tanto. Sono caduta tre volte. Tre volte ho rotto i legamenti del ginocchio. Tre volte mi hanno detto che sarebbe stata dura tornare. Tre volte mi sono rialzata. Perché quando ami qualcosa più di te stessa, il dolore diventa solo una parte del viaggio. Ogni cicatrice sulle mie ginocchia vale quanto ogni trofeo alzato. Il sogno più grande però, l'ho vissuto in Azzurro. Ho avuto l'onore di vestire la maglia della Nazionale nella sua prima uscita storica al Foro Italico. Ho avuto l'onore di esserne il Capitano. Ho avuto il privilegio di girare il mondo con quella maglia addosso. Se chiudo gli occhi, sento ancora l'inno. Quella fascia non è stata un premio. È stata una responsabilità. Rappresentare tutte noi, anche quelle che prima di noi non hanno avuto una Nazionale. E sono orgogliosa di un'altra vittoria, quella che non si alza al cielo: aver lottato per il nostro movimento. Quando non c'era niente, quando non ci guardava nessuno, quando bisognava metterci la faccia per farci rispettare. Ho lottato perché oggi una bambina possa sognare di giocarsi un Mondiale. E quel Mondiale, alla fine, lo abbiamo conquistato. Insieme. Oggi smetto. E smetto anche per un altro motivo, che devo dire con onestà. Questo sport, per come lo avevo amato io, oggi ha perso i suoi valori più puliti. Il rispetto, la lealtà, la parola data, la fatica, lo spogliatoio come famiglia. Oggi vedo troppi interessi, troppi compromessi, poca cura per le persone e per chi questo movimento lo ha costruito dal basso. Non mi ci riconosco più. Non è rabbia. È amore. E quando ami qualcosa davvero, non puoi far finta che vada tutto bene. Sono stata una giocatrice esigente, scomoda a volte, leale sempre. Ho preteso tanto dalle mie compagne perché pretendevo il massimo da me stessa. In questi anni ho conosciuto persone che mi hanno cambiata. Alcune sono diventate amiche, sorelle per la vita. Se ho lasciato qualcosa, spero sia questo: il coraggio di non accontentarsi mai e di rialzarsi sempre, anche quando ti si spezza il ginocchio e il cuore. Grazie a chi mi ha allenata, a chi mi ha operata, a chi mi ha rimessa in piedi, alle mie compagne che sono state la mia seconda famiglia, agli avversari veri che mi hanno resa migliore, alla mia famiglia che non mi ha mai detto "smettila". Grazie a quella bambina che giocava con i maschi. Ce l'abbiamo fatta. Oggi smetto di giocare, ma non smetto di amare questo sport. Non lascio il futsal. A testa alta. Sempre. Ersilia, 5 Grazie”.
Redazione C5 Live














