La prossima Serie A parlerà salentino. Il Levante Caprarica di coach Lucy Campanile si aggiudica il doppio spareggio-promozione contro l’Infinity e raggiunge per la prima volta la massima categoria scrivendo una storia meravigliosa.
“Senza nulla togliere a Top Five e Napoli, l’urna ci aveva messo di fronte la squadra a mio avviso più forte e più esperta, quella che non ha mai avuto inciampi, se non a risultati ampiamente acquisiti. Ma in Veneto abbiamo fatto una delle nostre migliori prestazioni, se non la migliore, considerando tutti i fattori: errori ce ne sono stati, sempre corretti però da qualche compagna. Sono state sorelle in una battaglia sportiva che ci ha dato un grosso vantaggio. L’andata di uno spareggio è di solito una gara di studio, invece siamo state subito molto aggressive. Quell’impatto le ha scosse”.
E una volta tornate a casa, l’obiettivo ha preso finalmente forma. “Sapevo che non avremmo sbagliato, non potevamo farlo. Non davanti alla nostra gente. E non in casa nostra, dove non vedevamo una sconfitta da febbraio 2025 contro la Salernitana. Spero che da casa si sia avuto lo stesso colpo d’occhio che ho avuto io dalla panchina: il palazzetto era pieno, c’era gente che non ha trovato più posto e si è vista la sfida dai cellulari. Ad ogni boato dei tifosi - sorride Campanile - ne seguiva un altro con un minuto di ritardo da parte di chi era collegato alla diretta. È stato tutto incredibile”.
Un enorme cerchio che si chiude, un sogno che si è realizzato prima da giocatrice e poi da allenatrice. “Quando ero piccola, il nostro “stadio” era un campetto in una specie di valle a Serrano, sovrastato da una strada dove gli amici si sedevano a tifare. I pali erano due zainetti di scuola e dovevamo tagliare l’erba con le forbici prima di iniziare. Poi, a 12 anni, ho trovato la mia prima squadra e ho iniziato la carriera, mentre quel campo è diventato il cantiere di un hotel. E non un hotel qualsiasi, ma proprio quello in cui ha soggiornato l’Infinity. L’ho visto come un segnale positivo: da lì è iniziato il mio sogno di giocare in Serie A, come poi è successo, e da lì - in un certo senso - è passato anche il treno più bello per il Levante”.
Tifosi, amici, parenti: alla festa giallonera hanno partecipato davvero tutti. “Non so da dove le abbiano tirate fuori, ma un attimo prima della sirena avevano tutti addosso le nostre maglie celebrative per la promozione. Mia madre non è mai venuta a vedere una partita, eppure quel giorno era lì: noi abbiamo vinto e lei ha superato l’ansia”. È proprio alla famiglia che va il primo ringraziamento di Campanile, ma il pensiero corre anche a tutte le giocatrici salentine che hanno dovuto trovare la loro strada lontane da casa, come Susy Nicoletti, Valentina Margarito, Erika Villani e Serena Sergi. L’ultimo abbraccio, forse il più importante, è infine per Pier Paolo Morello, lo staff e le sue ragazze.
“Insieme siamo cresciuti tantissimo. Quando sono arrivata, ho cercato di portare le mie esperienze pregresse: sapevo bene ciò che non volevamo essere, ma sapevo ancor meglio cosa volevamo essere. E il tempo ci ha dato ragione. Ringrazio Pier Paolo perché si è sempre fidato di me, seguendomi in ogni tappa senza neanche porsi domande, e poi tutte le giocatrici - quelle attuali, ma anche le ex - che ci hanno sempre creduto, passo dopo passo”. Non è più un sogno: la prossima avventura si chiama davvero Serie A. “Prestissimo, con Pier Paolo, ci siederemo a tavolino per discutere di un futuro enorme, con lo stesso amore e la stessa passione di sempre, e con molta più lucidità”.
Foto: Antonio Manno/Federica Arca
Anita Ferrante
La Serie A parlerà salentino col Levante Caprarica, Campanile: "Massima gioia, un enorme cerchio che si chiude"














