Che il futsal sia uno sport meraviglioso, non c’è dubbio. E la recente Final Four di Champions League lo ha confermato in pieno. Ma la bellezza da sola non basta. Il calcio a 5 italiano ha bisogno di basi solide, di certezze. O, come direbbe Serafino Perugino, di “sostenibilità”. Questa la parola chiave utilizzata dal presidente azzurro, che, tra bilanci e analisi, presente e futuro, apre il dibattito, andando ben oltre i risultati del campo.
IN CRESCENDO - Prima di soffermarsi sulle “note dolenti”, però, il patron commenta brevemente il cammino del suo Napoli, allineandosi al pensiero di Gianfranco Angelini, che, una settimana fa, aveva parlato di una squadra cresciuta in modo esponenziale nella seconda parte della stagione, grazie anche agli interventi della società sul mercato. “Mi assumo la responsabilità di aver sbagliato la campagna acquisti estiva”. Perugino ci mette subito la faccia: “Non che i giocatori presi fossero scarsi, ma, indubbiamente, il loro ambientamento non è andato come sperato. Il girone di andata è stato deficitario, poi, coi i giusti correttivi, il gruppo si è espresso bene, conquistando, con merito, un ottimo terzo posto finale”.
UN PROBLEMA SERIO - Gli aspetti strettamente legati al campo si chiudono qui, lasciando spazi a temi spinosi: “Come famiglia Perugino, abbiamo cercato e cerchiamo di alzare il livello di competitività in tutti gli ambiti. Siamo sempre sul pezzo, ma, oltre ai risultati del campo, noi siamo alla ricerca di sostenibilità”. Eccola la parola famosa: “Il nostro è uno sport difficile da inquadrare perché siamo parte della LND, eppure abbiamo ben poco di dilettantistico, se non un aggravio di costi a fronte di ricavi assenti. Al momento il vero motore del futsal italiano siamo io e gli altri presidenti “folli”, tutti guidati da una passione infinita. Tuttavia, una visione a medio-lungo termine, così, diventa davvero complicata - sottolinea il numero uno partenopeo -. Mi auguro che il presidente Castiglia, autore fin qui di un ottimo lavoro, capisca la necessità di intervenire”. Riflessioni importanti, ma nessuna resa: “Finché avremo la forza, noi andremo avanti e cercheremo di essere un modello per tutti. Con la nostra struttura, ma, soprattutto, con i nostri valori: siamo per uno sport educativo, fatto di impegno e sacrificio, non di vittorie a ogni costo”.
IMPEGNO NEL SOCIALE - Valori testimoniati anche dal progetto Academy: “Un’iniziativa fortemente voluta da mio figlio Nando. Siamo partiti da zero per poi raggiungere un numero elevato di bambini che si stanno appassionando giorno dopo giorno a questa disciplina. Stiamo coinvolgendo tante famiglie, mostrando la bellezza del nostro sport”. Anche qui il discorso supera i confini del rettangolo di gioco: “È un’opera che, ovviamente, è legata al sociale, perché ci troviamo ad agire in aree complesse e in contesti delicati, con la volontà di offrire ai ragazzi del territorio una possibilità, un percorso sano”.
EVENTO NELL'EVENTO - Senso di appartenenza e senso di identità. Perugino, d’altronde, ha combattuto a lungo per creare un forte legame con il territorio. E alla fine è riuscito a portare il suo Napoli nella sua Napoli: “Una grande vittoria, dopo anni in cui abbiamo girovagato. La mia testardaggine, fortunatamente, è stata premiata. Credo, inoltre, che sia stato fatto un ottimo lavoro con il PalaVesuvio: abbiamo creato un evento nell’evento, andando oltre il semplice concetto di partita. Le gare diventano spettacolo per far avvicinare famiglie e ragazzi e, di conseguenza, per far crescere questo sport”. Un lavoro che non è passato inosservato: “Siamo molto felici di aver accolto alcune aziende importanti, realtà di spessore che hanno deciso di sostenere il nostro progetto sportivo. Dopo aver seminato a lungo, stiamo raccogliendo. Ma questo non basta…”.
SERVE UNA SVOLTA - Ed è qui che torna, ancora una volta, quella parolina magica. “Noi possiamo impegnarci e fare tanto, ma il problema della sostenibilità deriva dalla natura del nostro sport. Bisogna capire qual è il futuro del calcio a 5 in Italia: se ci baseremo ancora solo ed esclusivamente sulla passione dei presidenti, avremo vita corta e giorni contati. Dobbiamo prendere come esempio Spagna e Portogallo, e direi anche Francia, nazioni dove il supporto della Federazione ai club è enorme”. Servono idee, proposte, soluzioni. Che fa rima con rivoluzioni: “Sarebbe un gravissimo errore fare finta che vada tutto bene. Con Stefano Castiglia sono stati compiuti passi giganteschi ma non sufficienti. La via dei grandi eventi va percorsa, ma occorre tanto altro. Il mio impegno verso i tifosi del Napoli e, più in generale, verso il futsal italiano continuerà a 360 gradi, con la speranza che la musica cambi. Al momento, infatti, se dovessi scegliere, preferirei lo scudetto della sostenibilità a uno scudetto sul campo”. Una provocazione? Assolutamente no. Più che altro un invito a riflettere: “Se diamo uno sguardo all’albo d’oro della Serie A - chiosa Perugino -, quante sono le società che hanno vinto e sono ancora in attività?”. Un messaggio chiaro, un appello che il nostro movimento non può ignorare.
Antonio Iozzo














