Dopo la sconfitta con Reggio Emilia è partita una profonda riflessione. È stato un ko che ha fatto male, al di là della classifica. Perché abbiamo rivisto gli incubi che hanno infestato tutta la stagione bianco arancio. Una stagione sfortunata e non solo. Ma che deve ancora finire, mancano due partite e sappiamo che i ragazzi ci proveranno sino alla fine
“Fino al triplice fischio dell’ultima partita metteremo in campo la speranza: non molliamo di un centimetro”. Dichiara un agguerrito vice presidente Federico Celin. “L’atteggiamento della società è quello di voler mantenere la categoria, altrimenti non avremmo fatto il mercato a gennaio con importanti esborsi economici e ci saremmo accontentati di gestire la retrocessione. Che non vogliamo! Lotteremo in ogni modo per rimanere. Speriamo che ci sia una svolta in queste due partite, di riuscire a ottenere i punti che ci servono per, o una salvezza diretta, o passando attraverso i playout”.
Detto della chiara volontà di rimanere in A2 Élite, si parte con un’analisi della stagione. “Ci abbiamo provato, ma sembra che manchi qualcosa e per me sono i valori morali. È una squadra che si sfalda di fronte alle difficoltà. È una squadra che non reagisce: non è il pugile che prende un cazzotto e risponde, ma quello che si difende in attesa del secondo. Molto probabilmente abbiamo un po’ sottovalutato la partenza di un giocatore come Pires che era un trascinatore, non a caso è capocannoniere in Serie A, perché era un atleta totale, che alzava proprio tutto il livello della squadra, anche dagli allenamenti, perché pretendeva che le cose fossero perfette e, quindi, alzava tutto. Abbiamo sottovalutato la sua vena realizzativa e quella di Maltauro, perché obiettivamente siamo, penso, il peggiore attacco del campionato o giù di lì. La problematica è proprio la forza morale di questi ragazzi, che nelle difficoltà non si compattano, ma invece si demoralizzano. Prendiamo gol, teste basse, linguaggio del corpo che esprime frustrazione. Non funziona così il mondo dello sport, perché ti concede sempre la possibilità di rialzarti dai ko, ma devi metterci del tuo. A mio avviso quello che manca è quello che in terza categoria chiamano gli attributi: lo possiamo chiamare come vogliamo, però è una forza morale per aiutare il proprio compagno, per avere orgoglio di vestire una maglia, per il pubblico che c’è, qualcosa in più. E, io, quando vedo i giocatori che non escono con la bava alla bocca, capisco che manca poi qualcosa. Vedo i giocatori che passivamente subiscono. Questa cosa è partita dalla prima giornata e, a due giornate alla fine, non è mai stata risolta. È un discorso forse di rosa… mancano dei leader carismatici o sono arrivati troppo tardi, ma a questa squadra manca la consapevolezza di essere una bella squadra, perché tatticamente, tecnicamente è tutta gente brava, però insieme non ha mai costruito una squadra”.
Ufficio Stampa MestreFenice














