CMB, a tu per tu con Marta: il ritorno da ex sull'isola, il cammino di Santiago e la voglia di vincere (ancora)

CMB, a tu per tu con Marta: il ritorno da ex sull'isola, il cammino di Santiago e la voglia di vincere (ancora)

La parola pellegrinaggio, visto dal suo lato etimologico, viene dal latino peregrinus e significa "viaggio verso un luogo sacro" o "viaggio in terra straniera". A volte si potrebbe essere stranieri in casa propria e vivere una sorta di perpetua peregrinatio oppure preparare il proprio bagaglio ed uscire verso una terra straniera intraprendendo un viaggio avventuroso, trascendendo una semplice visita ad una destinazione precisa. E' un percorso di crescita, di riflessione, di connessione più profonda con il lato spirituale delle cose, con se stessi, con la natura, grazie all'attraversamento e al superamento delle sfide fisiche ed emotive lungo il cammino.

Potrebbe essere il sunto del Camino de Santiago o della vita di tutti i giorni, quella che ti porta a lasciare tutto e incamminarti verso la versione migliore di te. Potrebbe essere la storia di Marta ed in effetti lo è. Dieci anni fa ha lasciato San Javier, ha preso il suo talento e l'ammirazione per Raul, il suo numero 7 ed è approdata a Cagliari, il quel PalaConi che l'ha vista segnare l'ennesima doppietta, un decennio dopo, da avversaria con la maglia del CMB, in una gara 1 di quarti di finali scudetto che poteva si giocarsi meglio ma che comunque le lucane hanno portato agilmente a casa. "Nessuna gara è scontata - ammonisce Marta Peñalver - Il futsal ce lo dimostra in ogni occasione possibile. Guardando la Champions maschile l’altro giorno, ce lo ha mostrato per bene. Ma anche la nostra esperienza in Coppa Italia contro la Kick Off. Non si può mai pensare di aver vinto prima di aver giocato. Mai. Sarebbe una presunzione mortale. E va bene così, anzi è fondamentale che sia così".

E' sempre tremendamente ancorata a terra con le sue consapevolezze Marta, ma, allo stesso modo punta lo sguardo verso mete sempre più alte, come un pellegrino che programma la sua prossima tappa, guardando al punto di partenza per aver contezza della strada già fatta. "Cagliari è stata la città dove ho imparato e conosciuto il futsal italiano ed è sempre speciale per me giocare al Palaconi. I miei due gol di domenica? Sono solo due gol che ci portano più vicino al nostro obiettivo di squadra. Devo essere onesta: sicuramente non è stata una gara eccezionale come gioco, ma sappiamo che a volte questo può capitare. Ci ha mancato essere più propositive, anche un po’ più precise in qualche azione, ma abbiamo controllato sempre noi la gara. E comunque - sottolinea - dopo 5’ eravamo 2-0 sopra. Io metto la firma per avere questo in qualsiasi partita dei play off".

Vuole vincere qui a Salandra Marta, per dimostrare a se stessa e a tutti, ancora, che chi non molla, vince appunto. Un trofeo è arrivato, la Coppa Italia, ma non è finita qui, non ancora. "Ora testa e determinazione nei play off. Non ci possiamo nascondere: abbiamo tutto per arrivare fino in fondo ma sono sicura che nessuno ci regalerà niente. Dobbiamo saltare ogni volta in campo e dimostrare che vogliamo vincere. Dipendere da noi è una cosa buona ma dobbiamo prenderci anche questa responsabilità, e la forma meno pesante di farlo è lavorando, lottando, soffrendo e dando il nostro massimo. Sono sicura che qualsiasi squadra troveremo davanti, darà tutto e non ci regalerà niente. Il Cagliari ce lo ha fatto vedere domenica scorsa e sarà così anche sabato". Quando andrà in scena il secondo atto dei quarti di finale. "Il Cagliari entrerà in campo senza niente da perdere, e questo lo dobbiamo gestire bene. Possono rischiare di più, giocare con tutto quello che hanno, mettere intensità, voglia e noi dovremo fare lo stesso. Punto".

La perentorietà della spagnola è disarmante. Come quella di chi mette in conto caldo, freddo, stanchezza, pioggia, sole, vesciche, tutto  quello che un cammino di può far provare. E' sicuramente metaforico, ma anche molto personale e concreto. L'esperienza è fresca, la gioia è grande e l'importanza centrale perché durante la pausa dal campionato Marta, il Camino de Santiago, l'ha fatto davvero. Con un compagno di eccezione: il suo papà. "Per me è stato il viaggio più bello e semplice che ho fatto nella mia vita. Camminare ore e ore nella natura col mio babbo, portando tutto quello che ci serviva dentro uno zaino, parlando e ascoltando il silenzio mi è servito per ricaricarmi come nessuna cosa aveva il potere di fare. Mi sento davvero fortunata di aver potuto vivere questa esperienza insieme a lui".

La tradizione del cammino prevede il deposito di una pietra alla Cruz de Ferro, simboleggiando la liberazione da un peso. Se ci sia stato un peso da liberare non lo so, non si chiede neanche, un po' come il desiderio espresso quando si soffia la candelina sulla propria torta di compleanno. Sono certa che, però, dentro i che hanno portato i Peñalver a Santiago, fossero intrisi di desideri e speranze, gran parte delle quali hanno il battito di un pallone a rimbalzo controllato.

Foto: Divisione Calcio a 5
Anita Ferrante

Sponsor