Vecchie glorie Cornedo, Diego D'Alessandro: "Qui ho stretto legami che non dimenticherò mai"

Vecchie glorie Cornedo, Diego D'Alessandro: "Qui ho stretto legami che non dimenticherò mai"
Ci sono persone che legano il loro nome ad un ambiente, e questo rimane per sempre. Anche se sono passati più di 10 anni da quando ha lasciato Cornedo per fare ritorno nel suo Uruguay, il nome di Diego D’Alessandro è sempre nei cuori e nei ricordi di diverse generazioni di cornedesi. Si, perché Diego per i colori bluamaranto ha fatto davvero di tutto: è arrivato come giocatore (e al Paladegasperi si è specializzato in pallonetti e scavetti vari…), è rimasto come giocatore nelle serie regionali, ha fatto vedere di poter essere un allenatore di livello internazionale coi grandi e con le ragazze, e soprattutto ha gettato le fondamenta di un lavoro in ambito giovanile che ancora adesso sta dando i suoi frutti. In occasione dell’iniziativa “Vecchie Glorie” del Giornale di Vicenza, abbiamo realizzato una lunga e approfondita intervista con “Dieguito”, che vi proponiamo qui di seguito, per sbloccare qualche ricordo a chi lo ha conosciuto, e magari a far sapere quanto è stato importante per noi questa persona a chi ancora non faceva parte del nostro mondo.
 
Diego D’Alessandro, come è iniziata la tua avventura a Cornedo? Che anni erano e come sei venuto a conoscenza di questo ambiente?
“Sono venuto a conoscenza di Cornedo grazie al nostro amico Pablo Lamanna. Pablo mi aveva raccontato un po’ tutto: lui aveva giocato nella stagione 2005-2006 a Cornedo e mi ha chiesto se mi interessasse andare a giocare con lui e difendere quella maglia. L’idea mi è piaciuta subito. Me ne ha parlato ovviamente molto bene e, attraverso di lui, sono entrato in contatto con Lele Gonzato. Dopo qualche telefonata siamo arrivati a un accordo e, nel giro di pochissimo tempo, ero già in Italia. Sono arrivato a Milano e me lo ricordo come se fosse ieri: insieme a me c’era Santi Blankleider, e Lele è venuto a prenderci all’aeroporto. Durante tutto il viaggio non ha smesso di parlare un secondo… un fenomeno! Io capivo veramente poco: ero seduto accanto a lui in macchina, mentre Santi stava dietro, e cercavo di afferrare qualche parola. Siamo andati direttamente a Recoaro Mille, dove la squadra aveva già iniziato la preparazione con mister Langè e con Alessandro Paratore come preparatore atletico. Mister Langè mi ha messo in stanza con Ulisse Rubega, che parlava molto in dialetto e che, secondo lui, era molto simile allo spagnolo… cosa che già vi dico non è assolutamente vera! Ho ricordi meravigliosi di quei primi momenti”.
 
Per te è stata la prima esperienza all’estero. Come ti sei trovato a livello sportivo e umano?
“Guarda, sinceramente mi sono trovato in modo spettacolare. Ovviamente all’inizio è stata dura a livello sportivo: tutto era nuovo, gli allenamenti erano molto intensi e la squadra era davvero molto forte. Oltre a Pablo c’erano Dulvat, Canal, Licciardi… insomma, una squadra tosta, con giocatori di grande livello e anche tanti giovani interessanti che stavano crescendo. Dal punto di vista sportivo è stato un anno impegnativo, anche perché poco dopo Mattia si è fatto male e abbiamo dovuto affrontare diverse difficoltà. Abbiamo faticato parecchio, ma se non ricordo male siamo riusciti a centrare la salvezza con qualche giornata d’anticipo, che per noi è stato un traguardo importante. A livello umano, invece, è stato uno spettacolo. Ho davvero tantissimi bei ricordi di tutte le persone che ho conosciuto lì. Mi sono trovato veramente da Dio” .
 
Cosa ricordi dei tuoi anni da giocatore? Che risultati avete ottenuto e che legami hai stretto in quel periodo?
“Sinceramente ho tantissimi, ma davvero tantissimi bei ricordi dei miei anni da giocatore. Il primo anno, oltre alla fatica di cui ti parlavo prima e alla salvezza conquistata, ricordo un gol al palazzetto: un pallonetto contro la capolista, con tutto il pubblico che sembrava venire giù dagli spalti. È un ricordo bellissimo, una di quelle immagini che ti rimangono dentro per sempre. Poi ci sono stati alcuni anni difficili in C2, ma successivamente siamo riusciti a salire in C1 con una squadra bellissima, guidata da Mauro Gonzato, che non smetteva mai di lottare in ogni partita. Ricordo anche che ho segnato il gol dell’1-0 nello scontro diretto decisivo e, quando sono andato ad esultare, ho trovato Giorgio Sartori, ex vicepresidente, un’altra grandissima persona, e abbiamo festeggiato insieme: un momento speciale, pieno di emozione. E poi quella Coppa Italia che avevamo vinto sotto la guida di mister Stefani, insieme al mio connazionale Skurko e ai fratelli Kokorovic. Anche se successivamente ci è stata tolta a tavolino… resta comunque un ricordo fortissimo per me. Sono davvero momenti che porto nel cuore”.
 
Dopo aver smesso di giocare, hai scritto parecchie pagine importanti di storia bluamaranto come allenatore. Cosa rendeva speciale il lavoro in prima squadra e nelle giovanili?
“Il mio percorso da allenatore è iniziato mentre ero ancora giocatore. Già dal secondo anno avevo la guida della squadra Giovanissimi. Ricordo Fabio Zarantonello e tanti altri ragazzi che erano piccolissimi e che poi sono arrivati fino alla prima squadra. È stato davvero speciale. Con i bambini ho imparato tantissimo, anche a parlare l’italiano… che forse non ho mai imparato perfettamente, ma sicuramente lì ho fatto grandi passi avanti, sia come persona che come allenatore. Con quella squadra siamo arrivati ai playoff e, qualche anno dopo, con gli stessi ragazzi abbiamo partecipato alla Final Eight di Coppa Italia Under 21: un’esperienza meravigliosa. In quegli anni ho allenato tante squadre giovanili e questo mi ha permesso di conoscere tante, ma davvero tante belle persone: Boscaro, Grigolato… non vorrei dimenticare nessuno, perché ho costruito rapporti importanti anche con tanti genitori. Ho lavorato anche con la squadra femminile, inizialmente come preparatore atletico insieme a Edoardo Pani e poi con il compianto Roberto Quaranta; successivamente sono diventato allenatore della squadra. Abbiamo vissuto una stagione bellissima e abbiamo vinto anche la Supercoppa con le ragazze: un momento davvero speciale. Senza dimenticare il progetto di futsal nelle scuole elementari e il lavoro portato avanti nel settore giovanile insieme al Direttore Nicola Ciatti nella scuola calcio a 5 e nel calcio e futsal. È stato un lavoro straordinario. Tutto quello che faceva, e fa tuttora, la società a Cornedo è davvero da incorniciare. Infine, gli anni come mister della prima squadra, insieme a Robertino Negro, con tantissimi ragazzi del vivaio: abbiamo conquistato al Paladegasperi la promozione in C1 e, l’anno successivo, abbiamo sfiorato la Serie B. È stato il simbolo di un lavoro costruito nel tempo, con identità e senso di appartenenza. Ho imparato molto anche su cosa significa essere mister. Ho frequentato prima il corso di primo livello e poi quello di secondo livello a Coverciano, continuando a formarmi e a crescere. È stato un periodo bellissimo per me, davvero indimenticabile”.
 
Tua figlia è pure nata a Valdagno, quindi un legame con questa Vallata rimarrà sempre. Che sensazioni hai provato nelle volte in cui sei tornato a trovare tanti amici?
“Senza dubbio il legame con la Vallata rimarrà per sempre. Mi sono anche sposato a Cornedo, con Paola: questo significa che ho iniziato a costruire la mia famiglia lì; quindi, il legame è ancora più profondo. Ogni volta che torniamo è un’emozione incredibile: ritrovare tanti, ma davvero tanti amici che si avvicinano appena siamo lì. L’ultima volta mi è stata regalata una maglia, sia a me che a mia figlia, che me la tengo stretta con grande affetto. Sono già tornato due volte, e la seconda volta eravamo con Emma, un po’ più grande: siamo andati a fare un giro a Valdagno per farle vedere l’ospedale dove è nata. È stato un momento molto speciale. Porto nel cuore tante persone meravigliose. Amici davvero speciali, come Roberto Grigolato, che è sempre un piacere incontrare insieme alla sua famiglia. Lele e Renata… e tanti altri, non vorrei dimenticare nessuno. E poi gli amici del venerdì sera: prima giocavamo a calcio, poi a tennis, e alla fine… andavamo semplicemente a mangiare insieme. Sono ricordi bellissimi. Ogni volta ci trattano in maniera spettacolare. Spero di poter tornare presto, perché quando sono lì è davvero come essere a casa. L’ultima volta che siamo venuti, appena arrivati in albergo, mia moglie mi ha detto: “Sembra di essere tornati a casa”. E quella frase mi ha colpito profondamente”.
 
Hai lasciato Cornedo perché avevi accettato l’incarico di Commissario Tecnico della Nazionale Uruguayana di Futsal. Ora che cosa stai facendo?
“Per cinque anni sono stato Commissario Tecnico della Nazionale uruguaiana di futsal, dal 2015 al 2020, vivendo momenti con alti e bassi. Purtroppo, l’obiettivo principale era qualificarci alla Coppa del Mondo, traguardo che non siamo riusciti a raggiungere. Successivamente ho lavorato per alcuni anni in Federazione, occupandomi dello sviluppo del calcio a 5 in Uruguay, cercando di portare la mia esperienza e contribuire alla crescita del movimento. Nel 2023 una squadra mi ha cercato per tornare ad allenare, e per questo ho lasciato il lavoro in Federazione e sono rientrato in panchina. In quella stagione siamo arrivati in finale, ma abbiamo perso contro il Peñarol. Poi, a metà del 2025, dopo che il Peñarol aveva vinto la Copa Libertadores e il loro allenatore era passato alla Nazionale peruviana, il club mi ha cercato e ho accettato la proposta. Con il Peñarol abbiamo vinto il campionato uruguaiano. Abbiamo anche disputato una bellissima finale intercontinentale contro il Palma Futsal lottando fino alla fine contro una grandissima squadra a palazzetto pieno con tanti tifosi del Peñarol anche era a casa loro. È stata un’esperienza straordinaria. Adesso, dopo aver vinto lo scudetto uruguaiano, ci siamo qualificati nuovamente alla Libertadores, dove il Peñarol è campione in carica e dovremo difendere il titolo. Sarà una stagione molto, ma molto impegnativa qui in Uruguay”.
 
Ultima cosa. Stai seguendo a distanza le vicende del Cornedo? Che saluto e che augurio ti senti di mandare al popolo bluamaranto?
“Sì, anche a distanza seguo le vicende del Futsal Cornedo, forse meno di quanto mi piacerebbe, ma sono sempre attento alle notizie. So che negli anni passati, con Pablo Ranieri, sono state fatte stagioni bellissime, spesso con una squadra composta da tanti giocatori del vivaio, e questo credo renda ancora più importante ciò che si costruisce. Ricordo anche quando, un paio di anni fa, l’Under 21 è arrivata in finale di Coppa Italia: mi sono emozionato tantissimo nel vedere ragazzi ai quali, ai tempi della scuola calcio, allacciavo le scarpe… giocare alla pari contro grandi squadre e arrivare a testa alta fino in fondo. Ho visto che quest’anno è arrivato mister De Andrade, al quale faccio un grandissimo in bocca al lupo. Si vede che tutti, dalla società in giù, stanno facendo un grandissimo lavoro e che la squadra sta andando molto bene, e questo mi fa davvero piacere. Chiedo scusa se non ho nominato qualcuno: siete davvero in tanti e avrei fatto fatica a citarvi tutti. Al popolo bluamaranto auguro davvero il meglio. È bellissimo vedere il palazzetto pieno, con i tifosi che sostengono la squadra con passione. Vi auguro il meglio, spero di vedervi presto e di tornare ancora una volta lì, a fare un giro e a riabbracciare tutte quelle persone a cui voglio davvero tanto bene. Un grande saluto a tutti voi… e a presto”.
 
Ufficio Stampa ASD Futsal Cornedo