A riposo da prima della classe. Il TikiTaka Adriatica si gode un avvio di stagione da tre su tre. E se le giallorosse ora sono lassù è anche merito di una stratosferica Duda, capitano e match-winner della più dura tra le partite disputate: il 2-1 a domicilio col Bitonto, seguito poi dal netto 4-0 al Cagliari. “Al PalaPansini non è mai semplice. Per questo siamo ancora più contente di essere riuscite a vincere. Il mio gol? Avevo visto Nicoletta Mansueto e volevo accelerare il rilancio cercandola con una puntata. Poi la palla è entrata direttamente: meglio così”, sorride Duda. Che non ha incassato neanche una rete dal Cagliari. “Anche il clean sheet è importante. Stiamo bene, ma preferisco non dirlo troppo ad alta voce...”.
A rendere ancora più dolce il momento c’è l'avventura della Nazionale in Slovenia. Il ritorno di Bettioli in Azzurro e la presenza di Coppari, De Siena e Mansueto all’Elite Round sono un motivo d’orgoglio per tutto l’ambiente. “Rivedere anche Brenda tra le convocate mi ha fatto davvero piacere e poi sono giocatrici fondamentali anche per noi. Ludo - dice dell’ultima arrivata in casa TikiTaka Adriatica - è un punto di riferimento: dà movimento e qualità in campo, e tutte l’ascoltiamo con grande attenzione quando parla. Ma la cosa più importante è che la squadra sia praticamente la stessa rispetto all’anno scorso. Chi è rimasto, lo ha fatto superando insieme qualsiasi difficoltà. Credo che questo gruppo abbia qualcosa in più proprio nella volontà di esserci e nell’unione che si è creata”. E in una Serie A che non concede certezze, può essere un fattore decisivo. “Il Falconara ha ribadito ancora una volta che nulla è scontato e ha una squadra molto simile a quella che vinse lo scudetto. Lo stesso scudetto che ora ha il CMB, con una Diana Santos in più. Noi sappiamo che la nostra forza è nel legame che si è creato: quando hai persone che stanno bene insieme e credono fino alla fine in quello che fanno, puoi arrivare molto in alto. Per questo puntiamo a migliorarci e confermarci tra le prime”.
Tanto entusiasmo anche per l'Under 19: il lavoro condiviso con la prima squadra e la possibilità per le più giovani di allenarsi accanto alle grandi riportano Duda indietro nel tempo. “In Brasile sono cresciuta esattamente così e so quanto possa fare la differenza, per una ragazza giovane, avere davanti un esempio concreto cui ispirarsi. Ti aiuta a capire dove puoi arrivare e in quale direzione devi lavorare”.
C’è un momento esatto che l’ha proiettata nel futuro. “Giocavo nel Leoas da Serra, avevo 19 anni ed entrai al posto di Juliana appositamente per parare un rigore. Ero freddissima, un po' perché ero rimasta tutto il tempo in panchina e un po' perché quel giorno faceva davvero freddo - ride -. Poi il mister mi chiamò: Luana Moura aveva già segnato un rigore all’incrocio dei pali durante la partita e, quando si presentò nuovamente sul dischetto, scelse lo stesso lato, ma stavolta calciò basso. Andai in spaccata all'angolino e riuscii a pararlo, regalando alla mia squadra la vittoria del campionato”.
Ma con i rigori Duda ha una certa confidenza anche a ruoli invertiti. “Nell'Under 18, contro la Female, ne segnai uno anch'io. E poi ho continuato a calciarli, mi è sempre piaciuto usare anche i piedi". Un portiere moderno in tempi non sospetti: musica per le orecchie di Marzuoli, che in lei ha trovato una certezza per il suo power-play. "Giocare con le altre compagne in mezzo al campo è un modo per imparare cose diverse rispetto alla mia zona di comfort. Tra i pali sono finita per caso, ma poi ci sono rimasta per amore. Come se il mio posto fosse sempre stato quello”.
Foto: Federico Luzzi/Vanni Caputo
Redazione C5 Live
TikiTaka Adriatica, l'unione fa la forza. Duda sicura: "Tra di noi c'è un legame speciale"













